All’ingresso della Comunità ebraica di Firenze un cartello ricorda come il mondo si regga sul respiro dei bambini che imparano. È un antico insegnamento che la Comunità ha deciso di interpretare con la nascita di un nuovo polo educativo 0-6 che sarà presentato alla città nel pomeriggio di mercoledì 9 settembre, con l’intervento di rappresentanti delle istituzioni e del territorio. Asilo nido e scuola dell’infanzia hanno intanto già aperto le porte nella giornata di lunedì, negli spazi appena rinnovati della scuola Nathan Cassuto al piano terra dell’edificio comunitario. Un investimento sostenuto con forza dal Consiglio della Comunità ebraica, anche a livello economico, con il supporto anche di una importante donazione.
Una scuola aperta alla città«La scuola nasce all’interno della Comunità. Una Comunità viva, fiera di ciò che è e parte della collettività», sottolinea il suo presidente Enrico Fink. In questo senso, «il valore sul quale si incardina questo progetto è quello della differenza, un vero e proprio faro educativo» ed è una possibilità offerta «non solo ai nostri bambini ma anche a tutti i fiorentini intenzionati a conoscere e far conoscere questo mondo». L’idea alla base è che i valori ebraici immessi nel progetto possano fondare «una visione con al centro la relazione, la curiosità, la responsabilità condivisa e la crescita armonica di ciascun bambino», come scrive in un testo introduttivo il rabbino capo Gadi Piperno.
«Siamo molto emozionati, è un nuovo inizio e un momento di rilancio», spiega l’educatrice Carlotta Gallai, scelta dalla Comunità come coordinatrice del polo. Tra i punti chiave dell’offerta, racconta, c’è il “rispetto” del bambino nella sua identità e per questo l’idea è di «nutrirlo di stimoli in un ambiente destrutturato, con figure adulte che lo accompagneranno con la giusta distanza e i giusti strumenti». Vale sia per le attività negli spazi chiusi, sia per quelle nel giardino adiacente alla sinagoga che «prima era un parco giochi e ora è un servizio educativo in natura».
Il bambino al centro
Il punto di riferimento a livello pedagogico è il Reggio Emilia Approach ideato dal reggiano Loris Malaguzzi dopo la Seconda Guerra Mondiale. Secondo questo approccio il bambino è dotato di «cento lingue, cento mani, cento modi di pensare e di esprimersi» e il cantiere-scuola è il luogo in cui si producono condizioni di apprendimento. È anche il bambino “plurale” della Haggadah di Pesach, sottolinea la Comunità. Non un modello teorico, quindi, ma una identità sfaccettata e in costante trasformazione. Malaguzzi credeva anche nell’importanza di spazi accattivanti e stimolanti. Anche da qui, spiega Gallai, «la scelta di ripartire con nuovi arredi» volti a rendere più efficace l’esperienza. Un grande sforzo su tutti i fronti. «Il coordinamento tra i due servizi renderà il tutto più uniforme, permettendo ai sistemi di interagire e di svolgere progetti e iniziative comuni. Ma è soprattutto fondamentale sentire alle nostre spalle l’appoggio della Comunità». Per quanto riguarda le iscrizioni, il nido è già sold out anche se potrebbero liberarsi altri due posti, mentre alla scuola dell’infanzia ci sono ancora una decina di disponibilità.
Adam Smulevich
EDUCHIAMO GRANDI PENSATORI DAI DODICI MESI AI SEI ANNI
NIDO D’INFANZIA “GAM GAM” E SCUOLA DELL'INFANZIA “NATHAN CASSUTO"
Un sistema educativo che offre a bambini e bambine
l’opportunità di conoscere e sviluppare
la propria identità, l’occasione di incontrarne altre
e crescere in una realtà multiforme.
Un mondo dove ogni bambino ed ogni bambina
rappresenta una parte assolutamente unica e originale
di inestimabile ricchezza culturale e spirituale.